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Gli interventi delle autorità sulla Mostra di Piero della Francesca
Vincenzo Ceccarelli
Presidente della Provincia di Arezzo
Piero della Francesca è forse il più straordinario testimonial mondiale della terra di Arezzo. Questa è la considerazione che sta alla base del grande sforzo che il sistema locale ha prodotto per consentire la realizzazione di un evento unico quanto difficilmente ripetibile : ovvero, una mostra senza precedenti su Piero, realizzata a poche centinaia di metri di distanza dagli affreschi della Vera Croce - uno dei capolavori dell’umanità — a pochi chilometri dalla Madonna del Parto, a Monterchi; nonchè dalla città natia di Piero, Sansepolcro, che ospita la Resurrezione.
Un grande evento mondiale della cultura, che noi ci auguriamo serva anche a far scoprire una terra straordinaria, nella quale il turismo internazionale, è in costante crescita negli ultimi anni e nel 2006 ha fatto registrare più di un milione di presenze. Una terra nella quale sono attivi il distretto orafo più grande d’Italia e uno dei poli mondiali della moda, dove hanno concentrato le proprie attività marchi come Prada e Ferragamo; un patrimonio storico e archeologico straordinario che ci riporta alla civiltà etrusca; figli illustri come Piero della Francesca, Michelangelo, Masaccio, Petrarca, Vasari, Guido Monaco, Mecenate e molti altri; un ambiente naturale di assoluto rilievo, che ha il suo simbolo nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi; oasi di spiritualità come il monastero di Camaldoli - dove nacque l’ordine camaldolese - e il Santuario della Verna, dove San Francesco ricevette le Stimmate; una tradizione eno-gastronomica di primissima qualità e produzioni note a livello mondiale, come la carne chianina. Consapevole di queste straordinarie risorse, la Provincia di Arezzo ha avviato da tempo un ampio progetto di promozione integrata del territorio, che va dal sostegno alle produzioni tradizionali e di qualità, alla creazione di itinerari e associazioni, come la Strada del Vino e le Strade dei sapori, nelle quali — accanto alla promozione dei beni culturali e delle risorse ambientali — si valorizza la tradizione gastronomica ed enologica del territorio. In questo contesto, la mostra su Piero della Francesca rappresenta una formidabile occasione per celebrare uno dei più grandi tra i figli di Arezzo e per far conoscere ancor di più una parte di Toscana che sta entrando a pieno titolo nei grandi circuiti del turismo internazionale.
Colgo, dunque, l’occasione per ringraziare tutti gli enti e gli sponsor privati che hanno raccolto il nostro invito e hanno reso possibile la realizzazione di questo grande evento, certo che il 2007 sarà per Arezzo un anno davvero straordinario nel nome di Piero.
Franco Polcri
Sindaco di Sansepolcro
La grande mostra Piero della Francesca e le corti italiane, che avrà inizio alla fine di Marzo 2007 e si terrà ad Arezzo, Monterchi e Sansepolcro (sedi storiche di alcune delle opere più importanti e significative del grande maestro), è uno straordinario evento, la cui ampia portata proietterà il territorio aretino e altotiberino verso nuovi orizzonti nazionali e internazionali attirandovi un gran numero di visitatori e di turisti. Di fronte a un’occasione di questo tipo tutte le realtà pubbliche e private, che operano in questo angolo di Toscana incuneato tra Umbria, Marche e Romagna, si incontrano per mettere le loro capacità progettuali e imprenditoriali
a disposizione di un ampio e variegato disegno di promozione, accoglienza e di servizio turistico e culturale.Per tutto ciò questa terra di Arezzo si riconosce ancora di più nella figura e nell’opera universale di Piero della Francesca, il sommo artista di Sansepolcro, sollecitando nello stesso tempo il prestigio della sua storia illuminata da artisti, letterati, scienziati, da uomini politici e imprenditori di fama europea e mondiale e da santi (Camaldoli “guarda” Arezzo dal vicino Casentino, mentre il “sacro monte” della Verna è lì che si proietta sopra le prime colline
del Tevere, come a voler custodire la sacralità di tutto un territorio).Un’identità, questa, che emerge finalmente nella sua irripetibile unità, sia di fronte al grande ciclo di affreschi della Storia della vera Croce in San Francesco di Arezzo e nella Maddalena della cattedrale aretina (oltre che nelle opere riunite in occasione di questa grande mostra nel Museo Statale di Arte Medievale e Moderna), sia — e in modo
del tutto particolare — nell’Alta Valle del Tevere: a Monterchi, di fronte alla straordinaria immagine della Madonna
del Parto; a Sansepolcro, non solo per i manoscritti di Piero che saranno esposti in una mostra ragionata organizzata nel palazzo che fu del maestro e ora è sede della Fondazione a lui intestata, ma anche di fronte alla grande
e inimitabile Resurrezione di Cristo, al San Giuliano, al San Ludovico e al Polittico della Misericordia, restaurato per l’occasione, che sarà oggetto di tre giornate di studio che metteranno in luce le acquisizioni scientifiche degli interventi, la storia dell’opera e un nuovo apparato documentario e critico.
Giuseppe Fanfani
Sindaco di Arezzo
Ci sono artisti che una comunità sente propri. Inseriti nella sua storia, l’accompagnano di generazione in generazione attraverso i secoli. Questo è Piero della Francesca per Arezzo: parte integrante della sua memoria collettiva. Gli affreschi della Leggenda della Vera Croce sono un’eccezionale opera d’arte ma per gli aretini anche elementi insostituibili della loro identità.
La mostra che ci prepariamo ad ospitare ci rende quindi orgogliosi e consapevoli di avere di fronte un’eccezionale opportunità. Piero della Francesca è simbolo di una città che sta crescendo e che unisce, con sempre maggiore consapevolezza, arte e storia, produzione e turismo. La grande mostra che sarà ospitata al Museo statale di arte medievale e moderna potrà essere il punto di partenza di un percorso che proseguirà con la visita della Basilica di San Francesco per ammirare la Leggenda della Vera Croce e con la visione della mostra Oro d’Autore. Quest’ultima sintetizza le vocazioni artistiche e produttive di Arezzo: creatività ed oreficeria. La nostra è la città dell’oro per definizione e le difficoltà del settore, seppur gravi, non stanno modificando questa connotazione ma stanno piuttosto offrendo la possibilità di una qualificazione basata su innovazione e ulteriore creatività.
Chi verrà ad Arezzo potrà quindi ammirare il patrimonio artistico ed architettonico di una città che conserva alti livelli di qualità della vita in un contesto urbano e sociale meritevole di essere conosciuto e vissuto. Anche sotto il profilo delle produzioni agricole e dell’enogastronomia, Arezzo sarà o un’eccezionale sorpresa o una scontata conferma, a seconda che si tratti di una prima visita o di un ritorno. E su un ritorno contiamo molto, mettendo a disposizione rievocazioni storiche di alto livello quale la Giostra del Saracino che si tiene ogni anno il terzo sabato di giugno e la prima domenica di settembre. Ed infine contiamo di avere due opere d’arte che sono state rinvenute ad Arezzo, che rappresentano la città ma che, per vicissitudini storiche, sono adesso ospitate nei musei fiorentini.
Al Ministro Rutelli ho quindi ufficialmente chiesto che i bronzi della Chimera etrusca e della Minerva tornino al più presto nella città di Arezzo.
Massimo Boncompagni
Sindaco di Monterchi
Monterchi ospita nel suo museo uno dei principali capolavori di Piero della Francesca: La Madonna del Parto. La presenza di quest’opera ha sempre costituito un elemento fondante della piccola comunità monterchiese, non solo dal punto di vista religioso, poiché nel tempo, nella sede originaria della chiesa di Santa Maria a Momentana, si è perpetrato il culto dell’immagine della Vergine in attesa tanto cara alle future mamme, ma anche dal punto di vista civile, giacché intorno a questo affresco straordinario i cittadini si sono spesso ritrovati per discutere sulla propria storia e ipotizzare nuovi percorsi e progetti da realizzare.
Infatti Monterchi ha in questi ultimi anni sentito la presenza della Madonna del Parto non più solo come un tesoro da custodire gelosamente, ma anche come una risorsa di sviluppo e crescita per tutto il suo territorio, e l’inserimento del dipinto in un percorso di conoscenza dell’opera di Piero della Francesca che interessi anche gli altri due comuni in cui egli operò, ossia Sansepolcro, dove ebbe anche i natali, e Arezzo, costituisce un evento da tempo auspicato e oggi finalmente in fase di realizzazione, grazie alla mostra in oggetto.
Pensare a Piero come un grande artista che operò, per gran parte della sua vita, in un territorio ben definito, la Valtiberina e Arezzo, significa permettere al visitatore di cogliere tutti quegli aspetti iconografici e iconologici, presenti nei suoi dipinti, strettamente correlati al suo paesaggio, la terra di Piero, appunto. Proprio a Monterchi quel paesaggio è rimasto pressoché intatto e costituisce l’altro contributo del piccolo paese, oltre ovviamente alla Madonna del Parto, al percorso che il visitatore vorrà fare alla scoperta di Piero: la natura incontaminata, in cui è possibile ristorare lo spirito godendo di viste magiche e di silenzi avvolgenti; i bellissimi casali, le chiese rupestri e i piccoli centri rurali sparsi per tutto il territorio comunale; la presenza di antichi percorsi accessori alla Via Romea, su cui si affacciava anche la cappella di Momentana in cui Piero dipinse la sacra immagine, quasi forse a volere egli significare che, grazie a questa straordinaria “presenza” simboleggiante la vita, quella strada, percorsa dai pellegrini che da nord procedevano verso Roma, sarebbe diventata ancora di più via di salvezza e di riscatto morale.
La mostra “Nobiltà di Piero” rappresenta dunque per Monterchi una grande opportunità per fare conoscere al grande pubblico non solo l’opera pierfrancescana che ha l’onore di custodire nel suo museo, ma soprattutto per fare scoprire, attraverso lo sguardo di Piero, quella terra che egli amò così tanto, e che oggi può riservare emozioni indimenticabili al visitatore amante della natura, oltre che della cultura.
Francesco Rutelli
Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Negli anni ’20 del Novecento uno dei più grandi scrittori inglesi, Aldous Huxley, decise di fare con la moglie una sorta di pellegrinaggio, che lo portò attraverso l’Appennino a contemplare con i suoi occhi le opere di un pittore del Quattrocento.
Un pittore che proprio i suoi connazionali, poco più di mezzo secolo prima, avevano riscoperto e riconsegnato agli studi di storia dell’arte come grandissimo, forse il più grande di tutta la già immensa storia della pittura italiana.Piero della Francesca, un genio della pittura e della matematica, e della geometria, e dell’architettura, e probabilmente della filosofia — non solo rivoluzionò la storia della pittura e segnò il passaggio dal medioevo al rinascimento introducendo quella che Salvatore Settis ha chiamato “la sua arma assoluta”, la prospettiva; ma consegnò al nostro patrimonio, e a quello dell’umanità, opere di una tale altezza intellettuale e spirituale, e nello stesso tempo di una tale capacità di esortazione civile e di rifl essione politica, da destare negli spettatori un’emozione profonda, e da influenzare non solo i suoi contemporanei, ma, con la sua riscoperta ottocentesca, il nascere stesso dell’arte del Novecento.
Se riandiamo alla metà degli anni ’60 dell’Ottocento, scopriamo che proprio l’interesse appassionato per le opere di Piero della Francesca diede vita a una delle prime migrazioni “di massa” di artisti e intellettuali verso l’Italia, e creò uno dei primi itinerari del turismo culturale europeo.
Quando fu inaugurata la prima linea ferroviaria per Arezzo, intellettuali e artisti inglesi, già preparati dalla
conoscenza del suo Battesimo, dopo che la National Gallery di Londra lo aveva acquistato ed esposto, prelevandolo pochi anni prima dalla sacrestia del Duomo di San Sepolcro, andarono a vedere il ciclo di San Francesco a Arezzo, forse l’insieme più grandioso lasciato da quel pittore così mistico ma anche così laico, le cui opere giacevano spesso in stato di abbandono nelle chiese.
Fu tuttavia un pittore francese allora molto giovane, Edgar Degas, a correre per primo ad Arezzo già nel’estate del 1858, l’anno in cui apparve sulla “Quarterly Review” un lungo articolo in cui il grande studioso Austin Henry Layard acclamava il combinarsi, negli affreschi del ciclo della Vera Croce, del “consumato potere” di Piero nel dipingere l’emozione umana con i nuovi effetti di “prospettiva, schiacciamento e chiaroscuro”.
Ma saranno i successori di Degas, pochi decenni più tardi, i veri eredi di Piero della Francesca. Nel 1913, Roberto Longhi rileggerà Piero attraverso Cézanne e immaginerà addirittura Piero rivolgersi a un amico artista anticipando le parole di Cézanne: “Tutto nella natura è sferico o cilindrico!”. Insomma, il cubismo. L’anno dopo, Longhi affermerà che “Criticamente Piero è stato riscoperto da Cézanne e da Seurat.”
Una riscoperta che continua fino ai nostri giorni, come dimostra il meraviglioso lavoro di Silvia Ronchey, la sua affascinante ricerca su “L’enigma di Piero”.
E come finalmente testimonia questa grande mostra su Piero della Francesca, con la quale si inaugura anche, almeno simbolicamente, l’avvio di un progetto fortemente voluto dal Ministero per i Beni Culturali, grazie alla collaborazione delle regioni, province, città toccate dal genio del grande artista, insieme a una folta, appassionata schiera di operatori culturali di diverse strutture statali coordinate fra loro: la “strada di Piero”, un itinerario a tappe che guiderà coloro che viaggiano per cultura alla scoperta di Piero della Francesca attraverso l’incontro con le sue opere e la visita dei suoi luoghi.
Una riproposizione e razionalizzazione del viaggio compiuto da Layard, Degas, Huxley e tanti altri, in cui il
viaggiatore potrà essere assistito, orientato, appagato nelle sue curiosità ed esigenze, avendo a disposizione le risorse culturali e i sussidi informativi e scientifi ci, ma anche l’ospitalità e la ricchezza di tradizioni culturali intrinseche ai magnifici e spesso troppo poco conosciuti luoghi dove le opere di Piero sono conservate.
Claudio Martini Presidente della Regione Toscana
Il 2007 è per la Toscana un anno eccezionale. Ad Arezzo ci sarà l’apertura di una straordinaria esposizione dedicata a “Piero della Francesca e le corti italiane”, un evento culturale che non mancherà di attirare l’attenzione universale del pubblico e della critica.
La figura di Piero della Francesca, caposaldo dell’arte rinascimentale, protagonista della cultura ed innovatore del linguaggio figurativo di un’intera epoca, sarà l’occasione per verificare il legame stretto tra la mostra ed il percorso nella valle superiore del Tevere, sulle orme di questo artista itinerante che ha segnato così nel profondo il nostro territorio ed il nostro universo. I mille volti della Toscana, le tante prospettive che attraggono l’occhio del visitatore e dello studioso, l’impronta dell’uomo che, qui più che altrove, ha modellato l’ambiente disseminandolo di arte e di misura, lo spazio che è stato definito una “millenaria civiltà cittadina”, trovano in questo evento dedicato a Piero un’occasione preziosa per dispiegarsi e riproporre il messaggio universale che il mondo ci riconosce.
La mostra allarga lo sguardo anche al ruolo dell’artista nelle principali corti d’Italia che lo videro protagonista e che trassero ispirazione dalla sua lezione innovativa. Un viaggio dentro ed intorno a Piero ed alle sue terre, a contatto con gli artisti che lo influenzarono e che da lui trassero modelli e cognizioni. Un itinerario che dal Museo Nazionale d’Arte Medievale e Moderna di Arezzo si snoda tra Sansepolcro, dove nacque, e Monterchi, attraverso paesaggi che mantengono intatto il disegno inconfondibile che l’uomo vi ha impresso e conservato.
Il contributo di Piero della Francesca all’invenzione dello spazio misurabile, la straordinaria capacità astrattiva, l’assoluta autonomia di vita e di pensiero continuano ad interrogarci e questa sarà anche l’occasione per proporre alcune novità nella conoscenza dell’artista. L’esposizione dedicata a Piero della Francesca, di cui siamo orgogliosi, porterà ovunque un segno della spinta dinamica di una regione che non dimentica le conquiste molteplici di un cammino tanto ricco ed intenso.
Voglio ricordare che un evento di così grande rilevanza è il frutto del lavoro coordinato di molteplici soggetti, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, alla Regione Toscana, a tutti gli Enti Locali interessati, e testimonia
una modalità operativa che può dispiegare le enormi potenzialità che il nostro patrimonio culturale offre alla crescita ed allo sviluppo del nostro Paese.
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